Apologo del giudice bandito
Il miglior sistema per nascondere una cosa, secondo il cavalier Dupin di Edgar Allan Poe, è di lasciarla dov'è più ovvio che stia: un'allusione,...
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Il miglior sistema per nascondere una cosa, secondo il cavalier Dupin di Edgar Allan Poe, è di lasciarla dov'è più ovvio che stia: un'allusione, allora, sarebbe più sottile, più occulta, se in qualche modo si rendesse esplicita. Questo libro porta nel suo primo rigo una data: il 1492, una data celebrata, storicamente esplicita, e narra di un auto da fé dell'Inquisizione contro le locuste che infestavano la Sardegna. Ma soprattutto raffigura il brulichio intorno a quel processo, in un eccesso di movimento che sembra suggerire una totale assenza di cambiamento: personaggi e comparse si agitano e non compiono azioni; i luoghi, dal sontuoso palazzo al mercato vociante all'abituro, offrono prospettive diverse di un'unica desolazione: tutto e tutti, folle e solitudini, cercano come un principio d'individuazione. E avvicinando lo sguardo - poiché questa prosa ansiosa, agitata da una specie di furia materiale, esprime immagini - nasce il sospetto che sia attorno a quella data che si addensa l'apologo. Che l'Apologo del giudice bandito sia un apologo della fine della Modernità.
- Format:Paperback
- Pages:148 pages
- Publication:1986
- Publisher:Sellerio
- Edition:La memoria #126
- Language:ita
- ISBN10:8838902887
- ISBN13:9788838902888
- kindle Asin:8838902887




